Responsabile della ricerca

Prof. Luigi Cattaneo

 

2019
I

Il problema: tumori infantili della fossa posteriore del cranio


I bambini operati per tumori del cervelletto possono riportare effetti collaterali definiti “mutismo cerebellare”.
Ci proponiamo di individuare esami strumentali che identifichino il rischio di sviluppare tale complicazione.

Il mutismo cerebellare (CM) è una condizione clinica frequente (fino al 30% dei casi) caratterizzata da una riduzione della produzione verbale. È una complicazione che si verifica nei bambini dopo un intervento chirurgico che interessi la fossa cranica posteriore. Può durare da alcuni giorni a mesi e il recupero completo non è garantito. Il CM si presenta spesso nel contesto della Sindrome della Fossa Posteriore (PFS), caratterizzata da sintomi motori, comportamentali e affettivi. Il CM si presenta quasi esclusivamente come una complicanza postoperatoria nei bambini con lesioni della porzione cerebellare posteriore-mediale (verme, lobulo VI e VII) e lesioni che si infiltrano nel ponte, ma non come un sintomo primario del tumore.

Esistono prove a sostegno dell’ipotesi che il CM sia associata a una lesione acuta della via dentato-talamo-corticale (DTC), ossia del principale sistema efferente del cervelletto alla corteccia cerebrale. Le complicanze perioperatorie della neurochirurgia sono spesso previste e persino prevenute mediante misure neurofisiologiche eseguite intraoperatoriamente. Il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio dell’integrità dei percorsi cerebellari potrebbe essere di grande utilità nel predire e prevenire il CM, ma non è attualmente disponibile.

L’attuale progetto mira a:

1) definire una tecnica di monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio che valuti la connettività cerebello-cerebrale; 2) indagare l’uso di questa tecnica nei bambini con tumori della fossa cranica posteriore come indice predittivo dell’occorrenza di CM.

Rilevanza

Ci aspettiamo di fornire prove e dati preliminari sull’uso della neurofisiologia intraoperatoria per monitorare la connettività cerebello-cerebrale, e in particolare la via dentato-talamo-corticale come marker biologico di CM. Ciò consentirà di prevedere l’occorrenza e la gravità della CM ed eventualmente anche la stratificazione del rischio preoperatorio.
In una prospettiva più ampia, creeremo nuovi strumenti per la valutazione della funzione cerebellare e la loro correlazione con le funzioni comportamentali, oltre a far luce sul ruolo controverso del cervelletto nelle funzioni non motorie.

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