Corriere di Verona – 21 giugno 2018

«Riusciamo per la prima volta a spendere con fatica 200 mila euro. Dico “con fatica” perché le richieste sarebbero superiori. L’invasione di domande per neuroscienze dimostra la fame di ricerca in questo reparto di grande eccellenza dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona». La notizia di quei 200 mila euro in contributi per il 2018, e delle quattro nuove borse di studio che si aggiungono alle otto già assegnate durante quest’anno – sempre per il reparto di neuroscienze – arriva dalla presentazione del bilancio 2017 della Verona Brain Research Foundation. All’assemblea di ieri, la direttrice del comitato scientifico, Marina Bentivoglio, e il presidente del cda di Vbrf, l’imprenditore Giuseppe Manni. «La Fondazione è chiamata a sostenere una domanda crescente di bisogni della sanità pubblica veronese e dei giovani ricercatori specializzati della Aoui», così Manni nel ricordare l’intento della fondazione costituita nel 2010 per volontà del professor Massimo Gerosa (oggi presidente onorario) e cioè «incentivare la ricerca biomedica sul sistema nervoso favorendo così le neuroscienze a Verona, dove abbiamo centri di neurologia e neurochirurgia tra i più qualificati d’Europa». Nel 2017, dal contributo di 170 mila euro di Vbrf «sono stati avviati diciassette progetti di ricerca». Parliamo di «finanziamenti spesso derivati dalle donazioni dei privati che hanno voluto appoggiare la ricerca medica e il lavoro della Fondazione», spiega Bentivoglio: «Ogni progetto viene spiegato sul sito veronabrainresearchfoundation.com in una scheda che ne presenta la rilevanza in un linguaggio comprensibile al grande pubblico».


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